lunedì 3 febbraio 2014

10 anni di Facebook: moda o malattia?

Il 4 febbraio 2004 nasceva The Facebook, la prima versione della rete di condivisione di profili creata da Mark Zuckerberg all'interno dell'Universtità di Harvard.
Da allora il social network in blu (si dice che sia stato scelto come colore dominante perché Zuckerberg è daltonico) ne ha fatta di strada: superato il miliardo di iscritti (1 miliardo e 228 milioni di persone), quotato in borsa il 17 maggio 2012, disponibile in 52 lingue e 945 milioni di utenti attivi sugli smartphone.

A cosa è dovuto il successo di Facebook?


Al di là dell'aspetto di "moda" (voglio essere su Facebook perché i miei amici/parenti/conoscenti sono su Facebook), ci sono anche delle motivazioni più profonde secondo noi, che si rifanno al concetto di BISOGNO, così come espresso dallo psicologo americano Abraham Maslow nel 1954.

La piramide dei bisogni di Maslow

Semplificando molto, dopo aver soddisfatto i bisogni primari (nutrirsi, avere un riparo, dormire...), gli esseri umani tanto nella storia evolutiva, quanto nella crescita del singolo, sviluppano dei bisogni di accettazione e appartenenza al "gruppo" a cui Facebook risponde perfettamente. Su Facebook possiamo mantenere i contatti con persone lontane, aggiornare i nostri amici su quello che facciamo, ripercorrere i momenti condivisi insieme, e - perché no - esprimere il nostro apprezzamento nei confronti di prodotti, servizi e stili di vita, rassicurati dal numero dei "mi piace" che le pagine fan riescono a raccogliere.
Un esempio di questo senso di appartenenza sono i gruppi nati proprio in questi giorni per radunare persone che provengono da un paese o città, ("Sei di ----- se...."), veri e propri esempi di "memoria collettiva" in cui persone di diverse generazioni mettono in condivisione i propri ricordi legati alla realtà locale.

Pubblicare un aggiornamento di stato, una foto, un video e raccogliere il consenso delle persone a cui teniamo tramite i "mi piace" o i commenti, accresce la nostra autostima e ci fa sentire più riconosciuti (anche se spesso i contenuti che pubblichiamo nascondono ben altre realtà, come dimostra questo video ironico, "The reality behind that perfect couple on Facebook"):


Alcuni studiosi dell'università di Princeton hanno paragonato Facebook a una malattia e ne hanno previsto addirittura il momento della "guarigione", in cui gli utenti lo abbandoneranno come successe a MySpace, ormai quasi dimenticato: nel 2017 sul social network resteranno pochi fedelissimi, come quando passa l'infezione di una malattia.

Ironica e geniale la risposta di Facebook: basandosi sulla correlazione, anche l'interesse per l'università di Princeton sembra essere in declino...
Voi cosa ne pensate?

[update del 4.02: ecco il messaggio di Mark Zuckerberg e i suoi progetti per i prossimi 10 anni]

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