lunedì 16 dicembre 2013

7 Malintesi Comuni (e Pericolosi) sulla SEO

Di questi tempi, con i costanti aggiornamenti degli algoritmi ed i nuovi fattori che possono influenzare costantemente la ricerca, l’ottimizzazione dei motori di ricerca è un bersaglio sempre in movimento. Aggiungeteci l’infinita quantità di sfumature che circonda il posizionamento ed avrete creato una perfetta tempesta di malintesi ed associazioni errate.

Quel determinato fattore, colpisce realmente un posizionamento o lo influenza soltanto?
Quali sono le differenze fra Google+, i Google +1s e le Google Authorship quando si effettua una ricerca?
Quanto sono importanti le parole chiave e il punto in cui le inserisco?
Roba da far venire il mal di testa.
Questi sono alcuni tra gli argomenti più soggetti a malintesi che ho incontrato (e sperimentato di persona) imparando la SEO.

Qui sotto, troverete qualche chiarimento su tutti quegli aspetti confusionari della SEO che potrebbe aiutarvi ad ottimizzare i vostri sforzi di marketing per farvi strada nelle ricerche.

Malinteso #1: la SEO riguarda esclusivamente le parole chiave e i link.

Le parole chiave ed i link rivestono di certo un ruolo importante nella SEO, ma non sono gli unici fattori da considerare. Qualsiasi cosa, dall’ottimizzazione del vostro sito per il mobile alla viralità sociale del vostro contenuto, influenza il vostro posizionamento nella ricerca.

Con il rilascio dell’algoritmo Hummingbird [l'ultimo aggiornamento di Google che si concentra sulle ricerche semantiche; consigliamo l'articolo in italiano di Webinfermento, ndR] Google, al di là delle singole parole, sta ottenendo una più accurata interpretazione delle richieste, il che significa che posizionare le vostre parole chiave all’inizio del title potrebbe non essere così importante.

Rispecchiando il modo in cui le persone eseguono le ricerche, Google sta iniziando a vedere le query di ricerca all’interno del contesto delle frasi che le circondono – in qualche ricerca tenendo conto anche della località.


In un video pubblicato quest’estate, Matt Cutts di Google ha messo in evidenza il fatto che gli esperti di marketing, forse, si concentrano troppo sulla link building.
I link in entrata aiutano di certo il posizionamento, ma è meglio concentrarsi nel creare un tipo di contenuto che venga condiviso piuttosto che farsi largo spargendo links. Sempre più persone trovano i contenuti attraverso i social media, quindi è altrettanto importante ottimizzare il contenuto per la condivisione sociale.

In breve: la Ricerca è sempre più complessa, ci sono molti fattori che influenzano il posizionamento. La buona notizia è che questa complessità aggiunge sfumature ed un’interpretazione del contesto della persona che effettua la ricerca. Scrivete prima per le persone, in secondo luogo per i motori di ricerca.

Malinteso #2: Bing non è poi così importante.

Secondo la classifica stilata ad ottobre da comScore.com, ad Aprile 2013, negli Stati Uniti, il 18% delle ricerche sono state effettuate utilizzando Bing. E’ una cifra che è raddoppiata dal 2009.
Forse Bing potrebbe non essere pronto a surclassare Google come motore di ricerca più utilizzato, ma ci sono diversi dati da considerare.

Il rapporto fra Bing e Facebook

Ad inizio 2013 Facebook ha presentato la Graph Search e la sua partnership con Bing. La Graph Search permette alle persone di cercare luoghi e cose all’interno della loro portata social – ad esempio, “Ristoranti di Key West che piacciono ai miei amici”. Ma questa modalità non può gestire tutte le ricerche. Per quelle che non riesce a risolvere, viene utilizzato Bing di default.

Il rapporto fra Bing e Yahoo

Nel 2012, Bing è diventato il motore di ricerca su cui fanno affidamento le ricerche di Yahoo. Sempre dalla classifica di comScore.com, Yahoo copre l’11% della scena, unendolo a Bing, stiamo parlando quasi del 30% delle ricerche.

Nuove opportunità con Bing

L’algoritmo di Bing è leggermente più complesso di quello di Google e dà priorità a cose leggermente diverse, quindi se vi trovate in un ambiente competitivo ed avete problemi con Google, Bing potrebbe fornirvi nuove opportunità.

Dati sulle Parole Chiave da Bing

Come osservato poco fa, quest’anno Google ha iniziato a criptare le parole chiave utilizzate dai propri utenti, "tagliando le gambe" ai SEO che analizzano i dati sulle parole chiave. Bing invece fornisce ancora le parole chiave. Tutto ciò non influenza per niente il comportamento dell’utente ma fornisce molte più informazioni riguardo alle parole chiave utilizzate dagli utenti Bing durante le loro ricerche.

In breve: molto probabilmente il vostro approccio resterà focalizzato sull’ottimizzazione per Google, ma anche Bing sta muovendo i suoi passi. Partnership strategiche con Facebook e Yahoo, rendono questo motore di ricerca una notevole forza per alcuni operatori di marketing.

Malinteso #3: ‘Parola chiave (not provided)’ rappresenta la fine della SEO.

La mossa di Google di criptare le parole chiave sarebbe potuta essere la peggiore di sempre, se la SEO si fosse basata totalmente sulle parole chiave. Per fortuna, non è affatto così.

Al posto di concentrarvi sulle parole chiave che portano gli utenti al vostro sito, concentratevi sul contenuto. Per esempio, sarebbe meglio andare a vedere quali pagine del vostro sito hanno avuto maggiori visualizzazioni dalla ricerca organica (al di là delle parole chiave). Di cosa trattano quelle pagine?

Oppure potreste andare su Google e digitare alcune delle frasi per cui vorreste essere trovati. Come siete posizionati? Utilizzate il prossimo quarto d'ora per creare del contenuto utile e pertinente per quelle frasi, poi confrontate il vostro posizionamento rispetto al punto di riferimento originario. Siete riusciti a spostare l’ago della bilancia?

Inoltre, chiedete ai clienti cosa stavano cercando quando vi hanno trovato e concentratevi sulla condivisione dei vostri contenuti nei canali social.

In breve: la scelta di Google di criptare le parole chiave ha portato dei disagi, ma non è la fine del mondo. La SEO riguarda la creazione di contenuti rilevanti e condivisibili, quindi concentratevi su questo aspetto.

Malinteso #4: Ottengo molti link in entrata se linko il mio sito nei commenti.

Questa strategia sembra esser stata messa a tacere, ma ho pensato di includerla per precauzione.

I link in entrata al vostro sito sono voti di fiducia per i vostri contenuti e hanno un impatto positivo sul posizionamento della vostra pagina, ma questi andrebbero guadagnati. Lasciando link nella sezione "Commenti" di un blog non vi aiuterà in quell’intento. Molti blog hanno l’istruzione “no follow” incorporata nella propria sezione commenti per evitare lo spam. E’ proprio come sembra: l’istruzione “no follow” avvisa il crawler del motore di ricerca di ignorare ogni link presente nei commenti.

Non è di certo brutta cosa inserire, ogni tanto, un link ad un contenuto interessante nei commenti che lasciate. Infatti, se si tratta di un commento perspicace, potrebbe portarvi del traffico positivo – questo potrebbe non migliorare direttamente il vostro posizionamento. E vedete di non esagerare. “Avere un gran numero di link che arrivano dai commenti dei blog, potrebbe alzare bandiere rosse con Google”, spiega Matt Cutts.

In breve: Lasciate link nei commenti dei blog solo se hanno senso o permettono ai lettori di approfondire ciò che avete scritto nel commento. Non aspettatevi che questa strategia aiuti la SEO.

Malinteso #5: i tag h2, h3, h4... sono importanti per l’ottimizzazione on-page.

Ho trovato diverse opinioni a riguardo, quindi forse potrebbe essere una cosa da tener d’occhio, ma in generale, il consenso SEO sembra essere che per il posizionamento su Google, gli header tra l’H2 e l’H6 non siano poi così rilevanti. Hanno valore in termini di accessibilità, esperienza dell’utente e rafforzamento semantico, o del significato, o del contenuto della pagina, ma non aggiungono molto per la SEO. Il principale header tag (H1) ha sì valore per l’ottimizzazione ma, a detta degli esperti, anche quello sembra essere piuttosto limitato.

In breve: utilizzate sottotitoli per migliorare l’accessibilità del vostro sito e gli elementi semantici dell’HTML5. Mettete parole chiave nei vostri sottotitoli se questi aiutano il contenuto del messaggio, ma evitate elenchi infiniti di parole chiave.

Malinteso #6: Google +1s influenza direttamente la ricerca.

Ogni due anni, i professionisti di MOZ conducono uno studio scientifico per esaminare quali aspetti delle pagine sono associati alle posizioni più alte delle ricerche Google. Nei suoi studi più recenti, Moz ha presentato un’interessante conclusione. Quello che hanno trovato, spiega Cyrus Shepard di MOZ, è stato:

“Subito dopo la Page Authority, un gran numero di URL di Google +1 [i "pulsanti" +1 di Google che analogamente ai "mi piace" via Facebook permettono di fornire il proprio apprezzamento su una pagina web, ndR] è correlato al posizionamento, più d’ogni altro fattore. Infatti, la correlazione con i Google +1 batte qualsiasi altro fattore, inclusi i link diretti, le condivisioni su Facebook e qualsiasi utilizzo delle parole chiave”.


Una volta pubblicata, l’interpretazione di queste scoperte è sfociata in una credenza che i +1 di Google avrebbero portato automaticamente ai posizionamenti più alti della ricerca – un classico dibattito causa-effetto, ma che ha causato un certo scompiglio.

Con i retweet one-click e l’abitudine comune di parafrasare online, qualcuno iniziò ad interpretare questa scoperta come un segno che Google stesse realmente dando più credito alle pagine che avessero guadagnato più +1 di altre. Lo stesso Matt Cutts mette in chiaro che i Google +1 non portano direttamente nelle più alte posizioni, affermando:
“Se create del contenuto avvincente, le persone lo condivideranno, lo apprezzeranno. Ma questo non significa che Google sta usando questi aspetti nei nostri posizionamenti.  Spenderete molto meglio il vostro tempo creando dei grandi contenuti, piuttosto che andare a caccia di +1.”
Quindi cosa è importante? Dopo aver lavorato su qualche questione della discussione, Shepard aggiunse qualche precisazione al suo post originale, descrivendo Google+ più come una piattaforma che l’atto in sé di cliccare +1 su Google+. Spiega:
“E’ chiaro che Google non usa direttamente i numeri di +1 direttamente nei suoi algoritmi di ricerca, ma i post di Google+ hanno benefici SEO, a differenza di altre piattaforme sociali.”
Per esempio, notò Shepard, i contenuti di Google+ sono analizzati quasi immediatamente e, a differenza di Facebook e LinkedIn, i post di Google+ sono trattati come post di blog con un URL unico e dei title tags.

In breve: Postando su Google+ come piattoforma ha un valore per la ricerca, mentre cliccare +1 su un post apporta qualità al contenuto.

Malinteso #7: La Google Authorship porta migliori risultati

La risposta è no – o almeno, non ancora. Implementare l'Authorship significa aggiungere il tag Rel=Author  nei vostri contenuti linkando la vostra pagina Google+ al vostro blog.

Un’Authorship aiuta Google ad attribuire una tipologia di contenuti al proprio autore, che non si aggiunge al posizionamento di quel contenuto, ma FA SPICCARE il vostro contenuto nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, aggiungendo un’immagine al vostro risultato.

Nell’esempio sottostante, potete vedere che non sono il primo risultato della ricerca, ma grazie alla mia authorship, il mio risultato include un’immagine.


In un post nel nostro Insiders blog, scritto veramente bene, Gray MacKenzie ne riassume l'importanza:
“Il vostro scopo non è quello di posizionarvi solo per raggiungere le posizioni più alte – volete posizionarvi per dirigere più traffico di qualità al vostro sito. Un valore importante per la crescita del vostro traffico di ricerca è la vostra clickthrough rate (CTR). Quante persone che vedono il vostro link nella pagina dei risultati Google, cliccano realmente sul vostro sito? Una Google Authorship aggiunge una faccia ed un nome ai risultati di ricerca, aiutando a creare affidabilità, comunicando rilevanza, stabilendo credibilità e migliorando la CTR – in qualche caso fino al 150%.”
In breve: un’Authorship non incrementa la posizione (per ora), ma attira l’attenzione degli utenti ed aumenta i click al nostro sito, quindi dovreste farlo assolutamente.

Spero di avervi chiarito un po’ le idee. Dal momento che la SEO è una dimensione in continua evoluzione, potrebbe essere necessario rivedere questo argomento.

Articolo liberamente tradotto da "7 Common (and Dangerous) Misconceptions About SEO"
a cura di Meghan Keaney Anderson

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