martedì 16 aprile 2013

Facebook Case History forum: dati e spunti su cui riflettere

Dopo il successo dello scorso anno, è tornato il Social Case History Forum di Lorena Di Stasi e Leonardo Bellini, con un'edizione speciale dedicata a Facebook e ai case studies di importanti aziende italiane: non potevamo mancare!


La mattinata è partita con la presentazione dei dati relativi al mercato dei media in Italia, raccolti dall'Osservatorio New media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano: molto interessante sapere che il valore degli investimenti sugli "internet media" corrisponde all'incirca al 10% di tutto il settore della comunicazione in senso lato (PR, eventi promozionali, cartellonistica, pubblicità cartacea...) con un trend in lieve crescita. Le aziende inoltre investono sempre di più in sistemi di couponing (una crescita del 40% in un anno per questo settore, che probabilmente è in positivo per via della crisi).

Sono anche cresciuti in misura rilevante i ricavi da advertising sui social media: del 60% in un anno (da utenti, si può notare facilmente come su Facebook i contenuti pubblicitari siano sempre più presenti). Le aziende che ancora mostrano resistenza verso questa tipologia di investimento lo fanno per motivi di budget oppure perché non hanno ben chiare le potenzialità e le possibilità di misurazione del raggiungimento degli obiettivi.

Dall'intervento di Nextplora abbiamo appreso dati fondamentali per capire l'estensione dei social network in Italia:
- il 67,3% della popolazione internet visita abitualmente i social network
- di questi, il 97% aggiorna il proprio status
- il 59% commenta le attività degli amici
- il 70% è "fan" di almeno una pagina brand: di questi, una percentuale intorno al 40% (variabile in base all'età e al genere) usa le fan pages per interagire con i brand. Le pagine più apprezzate - c'era da aspettarselo - sono quelle dedicate a prodotti alimentari, a brand dell'abbigliamento e del beverage.


Quali sono i motivi che spingono le persone a mettere un "like" a una pagina aziendale su Facebook?

A questa domanda ha risposto sempre Andrea Giovenali di Nextplora, scardinando in parte alcune nostre convinzioni:
1) per comunicare con l'azienda (es. richieste di assistenza): 12%
2) diventare ambassador della marca, ovvero far sapere agli altri contatti che si è legati a un particolare brand (19%)
3) collaborare e partecipare assieme agli altri "fan" per creare nuovi prodotti: 24%
4) approfittare di concorsi a premi e promozioni speciali: 25%
5) ascoltare quello che la marca ha da dire: 43%.
L'ultimo dato è significativo: se un'azienda ha una storia, ha dei contenuti interessanti da condividere, gli utenti sono più portati a seguirla, anzi a legarsi a lei come se fosse una "persona", con legami più o meno intensi che vanno dall'occasionalità all'aspirazionalità (seguo questo brand perché aspiro a essere come quello che la marca rappresenta).

Un'azienda presente sui social network e su Facebook in particolare dovrebbe quindi chiedersi che ruolo vuole giocare per l'utente: essere un "vicino di casa" a cui ci si rivolge in caso di bisogno, oppure il "migliore amico"?

I casi presentati di Mini Italia, Glamoo, Banca Ifis dimostrano che le iniziative che hanno maggiore successo su Facebook sono quelle che prevedono un coinvolgimento attivo dei fan, ad esempio per scegliere lo spot da mandare in tv o creare un prodotto condiviso.
In Italia purtroppo c'è ancora molto timore verso l'utilizzo di Facebook come strumento di marketing (ne abbiamo già parlato a proposito delle piccole imprese).
Per una web agency come la nostra, l'insegnamento più importante di questa giornata è stato che l'utente vuole proseguire l'esperienza che trova su Facebook anche sul sito e le possibilità di integrazione con il social network più usato in Italia hanno il solo limite della creatività.

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