venerdì 1 febbraio 2013

L’inbound marketing e l’anatomia del cavallo

Ovvero: come si possono acquisire clienti, anche senza una vera e propria pianificazione strategica di marketing.

Un paio di anni fa realizziamo per un’amica un sito a supporto della sua attività di veterinaria. Un’attività di nicchia, dedicata in particolare ai cavalli, per i quali nutre da sempre una grande passione. Nel sito è integrata anche un’area e-commerce di alimenti per animali e una sezione dedicata alla promozione dei corsi di formazione per la gestione delle patologie dei cavalli. 
Come d’abitudine realizziamo la grafica del sito e la carichiamo sul nostro content management system V-edit, che permette a chi gestisce il sito di caricare i contenuti in autonomia.
Sul sito non è stata fatta alcuna attività di ottimizzazione particolare (né personalizzazione dei metatag, né URL ottimizzati, al tempo usavamo poco i web font e molti titoli e voci di menu sono stati lasciati sotto forma di immagine). Non è stata associata nessuna attività di link building né di social network.
Tuttavia la nostra amica decide di pubblicare dei post di approfondimento, mettendo a frutto le sue conoscenze e competenze, accompagnate da una solida bibliografia.


In completa autonomia crea quindi delle pagine sull’anatomia del cavallo, sui problemi dermatologici che possono colpire questi animali e altri approfondimenti.
Senza altra attività di promozione, pochi giorni dopo la pubblicazione del primo approfondimento è stata contattata da una persona che aveva trovato in Google la pagina e chiedeva di poter linkare nel proprio blog quel post, apprezzando la chiarezza e la completezza dei contenuti: in gergo, questa attività si chiama “link earning”, cioè ottenimento di link spontanei.


In seguito al post sulla dermatologia del cavallo invece, è stata contattata da un vero e proprio prospect che grazie alle immagini e alle descrizioni pubblicate, ha riconosciuto una possibile patologia del proprio animale e le ha chiesto un consulto.
Inoltre, consultando i dati forniti da Google Analytics, notiamo che il tempo di permanenza sul sito è aumentato soprattutto da chi è arrivato direttamente sulle pagine di approfondimento, segno che i contenuti sono stati letti con interesse.

Questa case history dimostra che, in settori non troppo competitivi, l’inbound marketing è la strategia vincente: ovvero  “farsi trovare” in modo naturale dai potenziali clienti piuttosto che andare a trovarli con approcci tradizionali. La differenza la fanno i contenuti: chi ha competenze nel suo settore, impegna il suo tempo per fare ricerche e approfondimenti e riesce a mostrarlo in ciò che scrive sul suo sito o blog, riceve link spontanei e di conseguenza viene “premiato” dai motori di ricerca, perché fornisce in modo chiaro e trasparente le informazioni che l’utente sta cercando per risolvere un’esigenza o una curiosità. Infatti cercando in Google “anatomia del cavallo”, il sito della nostra amica compare in seconda posizione.
Non solo:  genera fiducia negli utenti web perché sta fornendo un vero e proprio valore e i prospect possono trasformarsi in clienti reali.

Il passo successivo di intervento sul sito della nostra amica potrebbe essere quello di rendere il contenuto facilmente condivisibile attraverso i social network, magari ampliando la diffusione dei contenuti con delle slide su SlideShare o dei video su YouTube.

E voi, avete avuto esperienze simili con il vostro sito o blog?

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