venerdì 11 aprile 2014

Sostanza a Let's Synergy per l'internazionalizzazione

Alessandro e Valentina, titolari di Sostanza, sono intervenuti come ospiti speciali alla serata  "Comunicazione innovativa, social network e visibilità oltre il confine" il 10 aprile 2014 all'Urban Center di Bergamo.
La serata si collocava all’interno del percorso formativo per giovani imprenditori “Let's Synergy per l’internazionalizzazione”, promosso dal tavolo di coordinamento dei Gruppi Giovani di Confartigianato Bergamo, Confindustria, Ascom, Ance con la collaborazione dell'Università di Bergamo, rivolto ai giovani imprenditori interessati a farsi conoscere all’estero con le loro imprese.

Sostanza, che già collabora con Confartigianato Bergamo per la formazione su social network ed e-commerce, ha raccolto con piacere l’invito a fornire alcune indicazioni alle imprese per migliorare la loro presenza sul web a livello globale attraverso SEO e social network; il numeroso pubblico presente ha partecipato con interesse e curiosità verso questi temi.


Per le foto della serata, vai alla pagina Facebook di Sostanza.

giovedì 6 marzo 2014

Sostanza® e LiveHelp® sponsor di Bcom 2014

Il 26-27 marzo saremo presenti in qualità di sponsor con uno stand alla fiera Bcom presso il Lingotto Fiere di Torino, per presentare le ultime novità di LiveHelp®, il servizio di live chat per aziende ideato e sviluppato da Alessandro La Ciura (CEO di Sostanza®).



Bcom è un evento di rilevanza nazionale e internazionale dedicato al business matching nei settori del web marketing e dell'e-commerce. L'edizione 2013 ha registrato più di 1000 visitatori; per l'edizione 2014 sono previsti 2000 visitatori tra aziende e buyer provenienti dai settori del turismo, assicurazioni online, e-commerce di abbigliamento e tecnologia.

Oltre alla nostra disponibilità per qualsiasi demo in tempo reale presso il nostro stand, mercoledì 26 alle 16.30 terremo un workshop dal titolo "LiveHelp®: Come aumentare la soddisfazione del cliente con la web chat", rivolto alle aziende che offrono servizi online e possono incrementare le vendite e rendere più efficiente il customer care grazie a una chat di supporto.
Partendo da casi reali, mostreremo le best practices e gli errori da evitare per una web chat di successo, che sia uno strumento win-win per il cliente e per l'azienda.

Vai al sito di LiveHelp per 15 giorni di prova gratuita!

LiveHelp® è lo strumento ideale per le aziende che vogliono vendere online: la presenza di un operatore aziendale in grado di rispondere in chat ai dubbi del cliente durante l'acquisto non solo riduce drasticamente l'abbandono del carrello, ma genera fidelizzazione sicurezza nei clienti, che trovano una persona di riferimento disponibile anche quando non possono usare il telefono oppure non possono attendere i tempi di risposta di una email.
Grazie alle ultime funzionalità sviluppate, LiveHelp®  migliora l'efficienza degli operatori del customer care: il nuovo client HTML5, veloce e stabile grazie alla tecnologia websocket, permette di gestire più conversazioni contemporaneamente in comodi tab, di avere informazioni sull'utente in tempo reale (indirizzo IP, provenienza geografica, pagina da cui è arrivata la richiesta, conversazioni precedenti con lo stesso utente) e di portare avanti altre attività (l'avviso tramite notifiche desktop, compatibile con i browser di ultima generazione, è poco invasivo ed efficace).
Tra le features delle ultime release, la gestione delle "code" utenti con l'impostazione di livelli di priorità tra operatori e numero massimo di chat gestite.
Il tutto con le "classiche" funzioni di condivisione file, trasferimento di chiamata tra operatori e trascrizione della conversazione via email all'utente.

Per la sua flessibilità, nonché per la piena proprietà sul codice da parte di Sostanza®, LiveHelp® si può integrare con i sistemi aziendali e permette di ricavare dati fondamentali sull'efficienza del servizio offerto per delle statistiche avanzate.

Se volete sapere come un nostro cliente ha ridotto le chiamate inbound del 50% grazie a LiveHelp®... venite a trovarci, la partecipazione è gratuita

...Se non potete essere fisicamente presenti, durante la fiera potrete seguirci su Twitter (@Sostanza): vi aggiorneremo in tempo reale con foto e video dell'evento.


lunedì 3 febbraio 2014

10 anni di Facebook: moda o malattia?

Il 4 febbraio 2004 nasceva The Facebook, la prima versione della rete di condivisione di profili creata da Mark Zuckerberg all'interno dell'Universtità di Harvard.
Da allora il social network in blu (si dice che sia stato scelto come colore dominante perché Zuckerberg è daltonico) ne ha fatta di strada: superato il miliardo di iscritti (1 miliardo e 228 milioni di persone), quotato in borsa il 17 maggio 2012, disponibile in 52 lingue e 945 milioni di utenti attivi sugli smartphone.

A cosa è dovuto il successo di Facebook?


Al di là dell'aspetto di "moda" (voglio essere su Facebook perché i miei amici/parenti/conoscenti sono su Facebook), ci sono anche delle motivazioni più profonde secondo noi, che si rifanno al concetto di BISOGNO, così come espresso dallo psicologo americano Abraham Maslow nel 1954.

La piramide dei bisogni di Maslow

Semplificando molto, dopo aver soddisfatto i bisogni primari (nutrirsi, avere un riparo, dormire...), gli esseri umani tanto nella storia evolutiva, quanto nella crescita del singolo, sviluppano dei bisogni di accettazione e appartenenza al "gruppo" a cui Facebook risponde perfettamente. Su Facebook possiamo mantenere i contatti con persone lontane, aggiornare i nostri amici su quello che facciamo, ripercorrere i momenti condivisi insieme, e - perché no - esprimere il nostro apprezzamento nei confronti di prodotti, servizi e stili di vita, rassicurati dal numero dei "mi piace" che le pagine fan riescono a raccogliere.
Un esempio di questo senso di appartenenza sono i gruppi nati proprio in questi giorni per radunare persone che provengono da un paese o città, ("Sei di ----- se...."), veri e propri esempi di "memoria collettiva" in cui persone di diverse generazioni mettono in condivisione i propri ricordi legati alla realtà locale.

Pubblicare un aggiornamento di stato, una foto, un video e raccogliere il consenso delle persone a cui teniamo tramite i "mi piace" o i commenti, accresce la nostra autostima e ci fa sentire più riconosciuti (anche se spesso i contenuti che pubblichiamo nascondono ben altre realtà, come dimostra questo video ironico, "The reality behind that perfect couple on Facebook"):


Alcuni studiosi dell'università di Princeton hanno paragonato Facebook a una malattia e ne hanno previsto addirittura il momento della "guarigione", in cui gli utenti lo abbandoneranno come successe a MySpace, ormai quasi dimenticato: nel 2017 sul social network resteranno pochi fedelissimi, come quando passa l'infezione di una malattia.

Ironica e geniale la risposta di Facebook: basandosi sulla correlazione, anche l'interesse per l'università di Princeton sembra essere in declino...
Voi cosa ne pensate?

[update del 4.02: ecco il messaggio di Mark Zuckerberg e i suoi progetti per i prossimi 10 anni]

lunedì 16 dicembre 2013

7 Malintesi Comuni (e Pericolosi) sulla SEO

Di questi tempi, con i costanti aggiornamenti degli algoritmi ed i nuovi fattori che possono influenzare costantemente la ricerca, l’ottimizzazione dei motori di ricerca è un bersaglio sempre in movimento. Aggiungeteci l’infinita quantità di sfumature che circonda il posizionamento ed avrete creato una perfetta tempesta di malintesi ed associazioni errate.

Quel determinato fattore, colpisce realmente un posizionamento o lo influenza soltanto?
Quali sono le differenze fra Google+, i Google +1s e le Google Authorship quando si effettua una ricerca?
Quanto sono importanti le parole chiave e il punto in cui le inserisco?
Roba da far venire il mal di testa.
Questi sono alcuni tra gli argomenti più soggetti a malintesi che ho incontrato (e sperimentato di persona) imparando la SEO.

Qui sotto, troverete qualche chiarimento su tutti quegli aspetti confusionari della SEO che potrebbe aiutarvi ad ottimizzare i vostri sforzi di marketing per farvi strada nelle ricerche.

Malinteso #1: la SEO riguarda esclusivamente le parole chiave e i link.

Le parole chiave ed i link rivestono di certo un ruolo importante nella SEO, ma non sono gli unici fattori da considerare. Qualsiasi cosa, dall’ottimizzazione del vostro sito per il mobile alla viralità sociale del vostro contenuto, influenza il vostro posizionamento nella ricerca.

Con il rilascio dell’algoritmo Hummingbird [l'ultimo aggiornamento di Google che si concentra sulle ricerche semantiche; consigliamo l'articolo in italiano di Webinfermento, ndR] Google, al di là delle singole parole, sta ottenendo una più accurata interpretazione delle richieste, il che significa che posizionare le vostre parole chiave all’inizio del title potrebbe non essere così importante.

Rispecchiando il modo in cui le persone eseguono le ricerche, Google sta iniziando a vedere le query di ricerca all’interno del contesto delle frasi che le circondono – in qualche ricerca tenendo conto anche della località.


In un video pubblicato quest’estate, Matt Cutts di Google ha messo in evidenza il fatto che gli esperti di marketing, forse, si concentrano troppo sulla link building.
I link in entrata aiutano di certo il posizionamento, ma è meglio concentrarsi nel creare un tipo di contenuto che venga condiviso piuttosto che farsi largo spargendo links. Sempre più persone trovano i contenuti attraverso i social media, quindi è altrettanto importante ottimizzare il contenuto per la condivisione sociale.

In breve: la Ricerca è sempre più complessa, ci sono molti fattori che influenzano il posizionamento. La buona notizia è che questa complessità aggiunge sfumature ed un’interpretazione del contesto della persona che effettua la ricerca. Scrivete prima per le persone, in secondo luogo per i motori di ricerca.

Malinteso #2: Bing non è poi così importante.

Secondo la classifica stilata ad ottobre da comScore.com, ad Aprile 2013, negli Stati Uniti, il 18% delle ricerche sono state effettuate utilizzando Bing. E’ una cifra che è raddoppiata dal 2009.
Forse Bing potrebbe non essere pronto a surclassare Google come motore di ricerca più utilizzato, ma ci sono diversi dati da considerare.

Il rapporto fra Bing e Facebook

Ad inizio 2013 Facebook ha presentato la Graph Search e la sua partnership con Bing. La Graph Search permette alle persone di cercare luoghi e cose all’interno della loro portata social – ad esempio, “Ristoranti di Key West che piacciono ai miei amici”. Ma questa modalità non può gestire tutte le ricerche. Per quelle che non riesce a risolvere, viene utilizzato Bing di default.

Il rapporto fra Bing e Yahoo

Nel 2012, Bing è diventato il motore di ricerca su cui fanno affidamento le ricerche di Yahoo. Sempre dalla classifica di comScore.com, Yahoo copre l’11% della scena, unendolo a Bing, stiamo parlando quasi del 30% delle ricerche.

Nuove opportunità con Bing

L’algoritmo di Bing è leggermente più complesso di quello di Google e dà priorità a cose leggermente diverse, quindi se vi trovate in un ambiente competitivo ed avete problemi con Google, Bing potrebbe fornirvi nuove opportunità.

Dati sulle Parole Chiave da Bing

Come osservato poco fa, quest’anno Google ha iniziato a criptare le parole chiave utilizzate dai propri utenti, "tagliando le gambe" ai SEO che analizzano i dati sulle parole chiave. Bing invece fornisce ancora le parole chiave. Tutto ciò non influenza per niente il comportamento dell’utente ma fornisce molte più informazioni riguardo alle parole chiave utilizzate dagli utenti Bing durante le loro ricerche.

In breve: molto probabilmente il vostro approccio resterà focalizzato sull’ottimizzazione per Google, ma anche Bing sta muovendo i suoi passi. Partnership strategiche con Facebook e Yahoo, rendono questo motore di ricerca una notevole forza per alcuni operatori di marketing.

Malinteso #3: ‘Parola chiave (not provided)’ rappresenta la fine della SEO.

La mossa di Google di criptare le parole chiave sarebbe potuta essere la peggiore di sempre, se la SEO si fosse basata totalmente sulle parole chiave. Per fortuna, non è affatto così.

Al posto di concentrarvi sulle parole chiave che portano gli utenti al vostro sito, concentratevi sul contenuto. Per esempio, sarebbe meglio andare a vedere quali pagine del vostro sito hanno avuto maggiori visualizzazioni dalla ricerca organica (al di là delle parole chiave). Di cosa trattano quelle pagine?

Oppure potreste andare su Google e digitare alcune delle frasi per cui vorreste essere trovati. Come siete posizionati? Utilizzate il prossimo quarto d'ora per creare del contenuto utile e pertinente per quelle frasi, poi confrontate il vostro posizionamento rispetto al punto di riferimento originario. Siete riusciti a spostare l’ago della bilancia?

Inoltre, chiedete ai clienti cosa stavano cercando quando vi hanno trovato e concentratevi sulla condivisione dei vostri contenuti nei canali social.

In breve: la scelta di Google di criptare le parole chiave ha portato dei disagi, ma non è la fine del mondo. La SEO riguarda la creazione di contenuti rilevanti e condivisibili, quindi concentratevi su questo aspetto.

Malinteso #4: Ottengo molti link in entrata se linko il mio sito nei commenti.

Questa strategia sembra esser stata messa a tacere, ma ho pensato di includerla per precauzione.

I link in entrata al vostro sito sono voti di fiducia per i vostri contenuti e hanno un impatto positivo sul posizionamento della vostra pagina, ma questi andrebbero guadagnati. Lasciando link nella sezione "Commenti" di un blog non vi aiuterà in quell’intento. Molti blog hanno l’istruzione “no follow” incorporata nella propria sezione commenti per evitare lo spam. E’ proprio come sembra: l’istruzione “no follow” avvisa il crawler del motore di ricerca di ignorare ogni link presente nei commenti.

Non è di certo brutta cosa inserire, ogni tanto, un link ad un contenuto interessante nei commenti che lasciate. Infatti, se si tratta di un commento perspicace, potrebbe portarvi del traffico positivo – questo potrebbe non migliorare direttamente il vostro posizionamento. E vedete di non esagerare. “Avere un gran numero di link che arrivano dai commenti dei blog, potrebbe alzare bandiere rosse con Google”, spiega Matt Cutts.

In breve: Lasciate link nei commenti dei blog solo se hanno senso o permettono ai lettori di approfondire ciò che avete scritto nel commento. Non aspettatevi che questa strategia aiuti la SEO.

Malinteso #5: i tag h2, h3, h4... sono importanti per l’ottimizzazione on-page.

Ho trovato diverse opinioni a riguardo, quindi forse potrebbe essere una cosa da tener d’occhio, ma in generale, il consenso SEO sembra essere che per il posizionamento su Google, gli header tra l’H2 e l’H6 non siano poi così rilevanti. Hanno valore in termini di accessibilità, esperienza dell’utente e rafforzamento semantico, o del significato, o del contenuto della pagina, ma non aggiungono molto per la SEO. Il principale header tag (H1) ha sì valore per l’ottimizzazione ma, a detta degli esperti, anche quello sembra essere piuttosto limitato.

In breve: utilizzate sottotitoli per migliorare l’accessibilità del vostro sito e gli elementi semantici dell’HTML5. Mettete parole chiave nei vostri sottotitoli se questi aiutano il contenuto del messaggio, ma evitate elenchi infiniti di parole chiave.

Malinteso #6: Google +1s influenza direttamente la ricerca.

Ogni due anni, i professionisti di MOZ conducono uno studio scientifico per esaminare quali aspetti delle pagine sono associati alle posizioni più alte delle ricerche Google. Nei suoi studi più recenti, Moz ha presentato un’interessante conclusione. Quello che hanno trovato, spiega Cyrus Shepard di MOZ, è stato:

“Subito dopo la Page Authority, un gran numero di URL di Google +1 [i "pulsanti" +1 di Google che analogamente ai "mi piace" via Facebook permettono di fornire il proprio apprezzamento su una pagina web, ndR] è correlato al posizionamento, più d’ogni altro fattore. Infatti, la correlazione con i Google +1 batte qualsiasi altro fattore, inclusi i link diretti, le condivisioni su Facebook e qualsiasi utilizzo delle parole chiave”.


Una volta pubblicata, l’interpretazione di queste scoperte è sfociata in una credenza che i +1 di Google avrebbero portato automaticamente ai posizionamenti più alti della ricerca – un classico dibattito causa-effetto, ma che ha causato un certo scompiglio.

Con i retweet one-click e l’abitudine comune di parafrasare online, qualcuno iniziò ad interpretare questa scoperta come un segno che Google stesse realmente dando più credito alle pagine che avessero guadagnato più +1 di altre. Lo stesso Matt Cutts mette in chiaro che i Google +1 non portano direttamente nelle più alte posizioni, affermando:
“Se create del contenuto avvincente, le persone lo condivideranno, lo apprezzeranno. Ma questo non significa che Google sta usando questi aspetti nei nostri posizionamenti.  Spenderete molto meglio il vostro tempo creando dei grandi contenuti, piuttosto che andare a caccia di +1.”
Quindi cosa è importante? Dopo aver lavorato su qualche questione della discussione, Shepard aggiunse qualche precisazione al suo post originale, descrivendo Google+ più come una piattaforma che l’atto in sé di cliccare +1 su Google+. Spiega:
“E’ chiaro che Google non usa direttamente i numeri di +1 direttamente nei suoi algoritmi di ricerca, ma i post di Google+ hanno benefici SEO, a differenza di altre piattaforme sociali.”
Per esempio, notò Shepard, i contenuti di Google+ sono analizzati quasi immediatamente e, a differenza di Facebook e LinkedIn, i post di Google+ sono trattati come post di blog con un URL unico e dei title tags.

In breve: Postando su Google+ come piattoforma ha un valore per la ricerca, mentre cliccare +1 su un post apporta qualità al contenuto.

Malinteso #7: La Google Authorship porta migliori risultati

La risposta è no – o almeno, non ancora. Implementare l'Authorship significa aggiungere il tag Rel=Author  nei vostri contenuti linkando la vostra pagina Google+ al vostro blog.

Un’Authorship aiuta Google ad attribuire una tipologia di contenuti al proprio autore, che non si aggiunge al posizionamento di quel contenuto, ma FA SPICCARE il vostro contenuto nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, aggiungendo un’immagine al vostro risultato.

Nell’esempio sottostante, potete vedere che non sono il primo risultato della ricerca, ma grazie alla mia authorship, il mio risultato include un’immagine.


In un post nel nostro Insiders blog, scritto veramente bene, Gray MacKenzie ne riassume l'importanza:
“Il vostro scopo non è quello di posizionarvi solo per raggiungere le posizioni più alte – volete posizionarvi per dirigere più traffico di qualità al vostro sito. Un valore importante per la crescita del vostro traffico di ricerca è la vostra clickthrough rate (CTR). Quante persone che vedono il vostro link nella pagina dei risultati Google, cliccano realmente sul vostro sito? Una Google Authorship aggiunge una faccia ed un nome ai risultati di ricerca, aiutando a creare affidabilità, comunicando rilevanza, stabilendo credibilità e migliorando la CTR – in qualche caso fino al 150%.”
In breve: un’Authorship non incrementa la posizione (per ora), ma attira l’attenzione degli utenti ed aumenta i click al nostro sito, quindi dovreste farlo assolutamente.

Spero di avervi chiarito un po’ le idee. Dal momento che la SEO è una dimensione in continua evoluzione, potrebbe essere necessario rivedere questo argomento.

Articolo liberamente tradotto da "7 Common (and Dangerous) Misconceptions About SEO"
a cura di Meghan Keaney Anderson

mercoledì 6 novembre 2013

Come vedere i fan di una pagina Facebook


Durante il nostro corso "Lavorare con i social network", diversi partecipanti hanno chiesto come vedere le persone che hanno messo "mi piace" a una pagina Facebook.
Effettivamente abbiamo notato che, se fino a qualche tempo fa nel pannello di amministrazione delle pagine era presente in basso a sinistra l'elenco delle ultime persone diventate fan, ora questa funzione è stata sostituita - non proprio casualmente - dell'invito a promuovere a pagamento la propria pagina.
La modalità più semplice che abbiamo trovato per visualizzare i nomi delle persone che hanno apprezzato la pagina è questa:
  1. diventate fan voi stessi della vostra pagina (o chiedete a un amico di farlo) 
  2. Se non ricevete la notifica del nuovo "mi piace", cliccate su "Notifiche" nel pannello di amministrazione della vostra pagina:
  3. Dovreste vedere l'indicazione dell'ultima persona diventata fan; se cliccate su questa notifica si aprirà l'elenco di tutte le persone che hanno messo "mi piace" alla vostra pagina.


Per gli utenti più "sgamati": potete usare questo link https://www.facebook.com/browse/page_fans/?page_id=XXXXXXXXXXXX&notif_t=page_new_likes, dove al posto delle X dovrete inserire l'ID numerico della vostra pagina, che vedete nella barra degli indirizzi del vostro browser quando entrate nella modalità "Aggiorna informazioni".

Se avete trovato altri modi per vedere i fan delle pagine Facebook fatecelo sapere nei commenti!

venerdì 25 ottobre 2013

Il tasto “Vota” su Facebook per recensire pagine e luoghi

Facebook si aggiorna sempre di più ed introduce la possibilità di votare il luogo associato ad una pagina conferendogli da 1 a 5 stelle, di commentare la propria recensione ed infine condividerla con i propri amici.


Questo nuovo pulsante si trova tra il “mi piace” e il pulsante “messaggio”.
Il suo funzionamento è molto simile alle recensioni per i ranking su Tripadvisor. Se un potenziale cliente cerca ad esempio un locale o un ristorante appariranno prima le pagine con più recensioni e con punteggi più elevati.
Ecco che le aziende presenti su Facebook con la pagina "locale" dovranno migliorarsi sempre di più, cercando di offrire prodotti innovativi e ottimi servizi in modo da invogliare i propri clienti a lasciare una recensione e conferire più stelle alla pagina su Facebook.
Attraverso un meccanismo virale la pagina sarà resa ancora più visibile e raggiungerà nuovi potenziali clienti non ancora fan.
Pagine con ottimi giudizi sono un importante incentivo per i nuovi clienti a provare quel tipo di prodotto o servizio.

Come funziona?


Cliccando sul tasto “Vota” apparirà questa pagina. Cliccando sulle stelle si decide il punteggio da attribuire:

Una stella: scadente
Due stelle: discreto
Tre stelle: mi piace
Quattro stelle: mi piace molto
Cinque stelle: eccellente.

What do you think about this place?"  In questo rettangolo si potrà lasciare un commento o una recensione. Infine cliccando il pulsante “Pubblica” la propria recensione comparirà nel box in basso a destra; questo box è già presente da tempo, ma con il nuovo tasto “vota” tutto è reso molto più visibile ed immediato. 

Niente di particolarmente originale (Google offre da tempo la stessa funzione per le pagine Business), ma sicuramente da tenere in considerazione in ottica di Social Media Optimization.

giovedì 26 settembre 2013

Barilla ed Enel: il difficile rapporto di due grandi aziende con Twitter

Nei nostri corsi sui social network abbiamo raccontato diverse storie di grandi aziende che hanno usato i social network in modo “poco felice”, trovandosi in situazioni difficili da gestire, accerchiate da critiche più o meno feroci per i loro disservizi.
In questi giorni tocca a due grossi brand del calibro di Enel e Barilla affrontare gli utenti di Twitter.
Vediamo insieme cosa è successo e cerchiamo di trarre qualche insegnamento:

- Circa un mese fa, Enel aveva lanciato una campagna attraverso il sito guerrieri.enel.com, con lo scopo di creare una community attraverso le storie di “persone che, tra mille difficoltà, stringono i denti e vanno sempre avanti.” La community stessa può votare le 5 storie migliori caricate dagli utenti iscritti; in palio, una bicicletta elettrica. Per attirare l’attenzione sulla campagna, Enel ha iniziato a diffondere l’hashtag sponsorizzato “#guerrieri” su Twitter, che si è però in breve tempo popolato di contestazioni e commenti negativi rivolti all’azienda stessa, in particolare sul tema del rispetto dell’ambiente, come si può leggere in questo Storify creato da Il Fatto Quotidiano.
Tra i tanti, fanno riflettere alcuni tweet come:


Cosa ci insegna il caso Enel?
Quando vogliamo stimolare i nostri utenti/clienti a raccontarsi, dobbiamo prima di tutto tenere in considerazione e risolvere i nostri “scheletri nell’armadio”, perché saranno gli ambiti più esposti alle eventuali critiche. Non sarà una campagna sui social media a risollevare la nostra immagine se il nostro servizio clienti non funziona, i nostri prodotti sono poco affidabili o se andiamo a toccare delle corde sensibili delle persone. Come, guarda caso, è successo a Barilla.

- L’antefatto della discussione del 26 settembre intorno a Barilla è, per una volta, fuori da Twitter, su un “old medium”: la radio. Ospite telefonico alla trasmissione “La zanzara” di radio 24, Guido Barilla ha risposto a una domanda provocatoria dei conduttori, se nelle campagne pubblicitarie del brand avrebbero mai trovato posto degli omosessuali. La risposta dell’imprenditore è stata:
"Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri"

E’ facile immaginare il putiferio scatenato sui social, in particolare su Twitter dove l’hashtag #boicottabarilla è nei trending topic, supportato dai vari gruppi e associazioni contro l’omofobia.

Molti utenti hanno protestato anche creando delle mini-campagne con immagini provocatorie e la discussione ha superato anche i confini nazionali.

D’altra parte molti personaggi anche di spicco hanno appoggiato l’esternazione di Barilla caldeggiando la libertà di pensiero e di espressione di ognuno, attraverso l’hashtag #iostoconbarilla.
La reazione di Guido Barilla è arrivata nella tarda mattinata del 26 settembre sulla pagina Facebook del brand:
"Con riferimento alle dichiarazioni rese ieri alla Zanzara, mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone. Nell'intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all'interno della famiglia". Barilla precisa di avere "il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna", "il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque. Ho anche detto - e ribadisco - che rispetto i matrimoni tra gay".
Infine, conclude la nota, "Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque, e da sempre si identifica con la nostra marca".
Cosa ci insegna il caso Barilla?
Sicuramente questo “caso” avrà un impatto sul breve periodo sulla percezione del brand Barilla.
Dare un giudizio su quello che sta accadendo non è facile, perché la tempesta non si è ancora placata. Si può dire però che grazie ai social network tutti ormai hanno amplificato il loro diritto di parola, e l’interconnessione tra i vari media è tale per cui da un battito d’ali di farfalla si può davvero scatenare un uragano.