martedì 26 gennaio 2016

La checklist del sito affidabile


La fiducia è la base delle relazioni umane, anche di quelle commerciali.

Secondo Claudio Belotti, coach ed esperto di Programmazione Neuro Linguistica, la fiducia è necessaria perché soddisfa i bisogni di prevedibilità, sicurezza e reciprocità. Con la nostra immagine e il nostro atteggiamento personale trasmettiamo fiducia o sfiducia in chi ci circonda, quindi anche nei nostri clienti; senza un rapporto di fiducia, non “affidiamo” il nostro denaro a una persona o un’azienda per acquistare un certo prodotto o servizio. Lo stesso vale per il nostro sito web.

Che cosa rende un sito “affidabile”? Riprendiamo un recente post di Davide “Tagliaerbe” Pozzi per ripercorrere la checklist delle 13 caratteristiche che generano fiducia nei visitatori di un sito, riferendoci anche alla nostra esperienza di sviluppo di siti web.
  1. IMPATTO VISIVO
  2. Consideriamo più attendibile un sito esteticamente gradevole, allo stesso modo in cui consideriamo più affidabile una persona che si presenta bene.
    L’impatto visivo comprende:
    • l’armonia dei colori
    • la leggibilità: rapporto tra spazi bianchi e contenuti, grassetti e formattazione in generale dovrebbero aiutare chi legge senza affaticare la vista
    • la “modernità” del design: un sito dalla grafica “datata”, con gif animate, colori sgargianti, musiche di sottofondo ci riporta agli anni ‘90 e trasmette un’idea di abbandono, che si associa facilmente all’azienda stessa
    • il carattere (font) utilizzato può essere percepito come più o meno autorevole: pensiamo al classico “Comic Sans”
    • il logo: riflette la cura che l’azienda mette nei suoi prodotti/servizi, o nelle informazioni che offre.
  3. IMMAGINI
  4. Le immagini “stock”, ovvero immagini fornite gratuitamente o a pagamento da siti web più o meno autorevoli per uso commerciale. Dato la loro diffusione, sono percepite come impersonali o come segno di materiale a buon mercato. Al contrario, da varie ricerche recenti è emerso che utilizzare la foto del viso di un vero rappresentante dell’azienda è un forte indicatore di trust.
    Dalla nostra esperienza con LiveHelp® è risultato che associare ad ogni operatore la sua foto, aumenta esponenzialmente la fiducia dei clienti in chat, perché hanno la sensazione di parlare con una persona reale, piuttosto che con un risponditore automatico, e percepiscono che l’azienda è fatta da persone.
  5. COERENZA
  6. Cosa ci trasmette una persona che indossa un abito elegante con delle scarpe da ginnastica?
    Se nelle diverse sezioni del sito si percepisce una differenza negli elementi principali della pagina (menu di navigazione, caratteri, colori), si crea una “esperienza disgiuntiva” che abbatte il livello di fiducia dell’utente nei confronti del sito.
  7. FACILITÀ D’USO E NAVIGAZIONE
  8. La navigazione tra le informazioni dovrebbe essere quanto più semplice possibile.  Il sito ideale è  intuitivo e familiare per l’utente, senza essere troppo creativo e non convenzionale; la struttura del sito va pensata in modo logico prima dello sviluppo. E' ormai imprescindibile che un sito sia responsive, cioè con un layout che si adatti automaticamente al dispositivo dell'utente.
  9. TEMPO DI CARICAMENTO DELLA PAGINA
  10. Siamo tutti di fretta. Prima di essere un fattore di posizionamento per Google, la velocità di caricamento è un fattore chiave che può determinare l’abbandono degli utenti oppure creare una percezione negativa.
  11. LINK NON FUNZIONANTI
  12. Sono come i divieti d’accesso o i cantieri imprevisti sul percorso. Costringono l’utente a tornare indietro o peggio a cambiare strada e danno l’idea di poca cura e “manutenzione in corso” (vanno a braccetto con le diciture “Under construction” o “Coming soon”).
  13. INFORMAZIONI DI CONTATTO
  14. Sapere che l’azienda è contattabile tramite più di un canale (telefono, e-mail, chat) e la sede è fisicamente presente e raggiungibile tramite servizi come Google Maps, Waze e navigatori crea sicurezza e fiducia. In particolare la chat è efficace perché consente di avere risposte in tempo reale, con discrezione e da qualsiasi postazione.
  15. NUMERO DI CAMPI DEI FORM
  16. Meno informazioni vengono richieste in prima battuta, più l’utente sarà invogliato a lasciarle. In particolare il campo “telefono” è tra quelli che tutti compiliamo malvolentieri, perché apre la porta a una potenziale invasione della nostra privacy.
  17. AREE MORTE O ABBANDONATE
  18. A quando risale l’ultima notizia pubblicata nel sito? La nostra azienda ha smesso di lavorare da allora? Se la risposta è no, il sito dovrebbe essere aggiornato di conseguenza.
  19. TONO DI VOCE
  20. Per instaurare un rapporto di fiducia con una persona (quello che in Programmazione Neuro Linguistica viene chiamato “rapport”) è fondamentale il “ricalco”, cioè  comportarsi in modo simile all’interlocutore. Sul web questo significa usare lo stesso linguaggio che parlano i nostri utenti/clienti, evitando ad esempio termini troppo difficili. E’ importante anche essere coerenti ovvero scegliere un certo “tono” e non creare dissonanza fra i vari strumenti che si usano per comunicare (online e offline).
  21. ERRORI GRAMMATICALI O REFUSI
  22. Errori grammaticali, di battitura o refusi mostrano una scarsa attenzione ai dettgli dettagli ;-)
  23. LISTA DEI CLIENTI
  24. Mostrare i clienti con cui abbiamo lavorato accresce la nostra reputazione e autorevolezza, facendo leva sul principio della riprova sociale. Se si è lavorato con aziende note e importanti, creare dei case study e linkarli in bella evidenza rafforzerà di molto la nostra immagine agli occhi di utenti e prospect.
  25. NOME A DOMINIO
  26. Nomi a dominio con all’interno troppi trattini o numeri possono dare l’impressione di spam. Il consiglio che diamo sempre ai nostri clienti alle prese con la scelta del dominio per un nuovo progetto web è seguire la “regola dell’autoradio”, cioè immaginare il proprio sito letto da uno speaker in un annuncio radiofonico. La parola d’ordine è semplicità! Se poi il dominio contiene le parole chiave relative al prodotto, ancora meglio per la SEO.
Se un sito web rispetta questa checklist, è a buon punto sulla strada della creazione della fiducia con i suoi clienti.
Per concludere con la citazione del Tagliablog:
 “il trust è difficile da ottenere, facile da perdere, ed è quasi impossibile riottenerlo.”

martedì 28 luglio 2015

Come vedere i fan di una pagina Facebook - update 2015

[Update del 28 luglio 2015: Facebook ha introdotto alcune modifiche alla gestione delle pagine aziendali e ora la lista delle persone che hanno messo "mi piace" a una pagina è un po' più complicata da trovare, ma non è impossibile:
  1. Loggatevi in Facebook come amministratori della vostra pagina e cliccate il pulsante Impostazioni in alto a destra
  2. scorrete il menu di sinistra fino a trovare la voce Utenti bloccati: probabilmente a destra non vedrete alcun valore
  3. cliccate la tendina Bloccati e selezionate "Persone a cui piace la pagina": otterrete l'elenco delle persone che seguono la vostra pagina.
  4. Come sapere chi ha messo mi piace a pagina Facebook
    Ecco il comando che ci permette di sapere chi sono i fan della nostra pagina Facebook
  5. Potete anche scegliere di visualizzare le pagine che hanno messo mi piace alla vostra pagina: interessante per valutare le partnership con altre aziende.]
E' ancora valida la modalità "per i più sgamati" che avevamo indicato nella versione precedente di questo post, ovvero:

potete aprire questo link nel vostro browser https://www.facebook.com/browse/page_fans/?page_id=XXXXXXXXXXXX&notif_t=page_new_likes, dove al posto delle X dovrete inserire l'ID numerico della vostra pagina, che vedete nella barra degli indirizzi del vostro browser quando entrate nella modalità "Aggiorna informazioni che potete dedurre cercando nel codice sorgente della vostra pagina la stringa indicata con il nome profile_ID.

Attenzione: se avete pensato di poter scovare l'elenco dei fan dei vostri competitor semplicemente sostituendo il profile_ID nel link... sappiate che purtroppo il link diretto funziona solo per le pagine di cui si è amministratori.

Il nostro post del 6 novembre 2013:

Durante il nostro corso "Lavorare con i social network", diversi partecipanti hanno chiesto come vedere le persone che hanno messo "mi piace" a una pagina Facebook.
Effettivamente abbiamo notato che, se fino a qualche tempo fa nel pannello di amministrazione delle pagine era presente in basso a sinistra l'elenco delle ultime persone diventate fan, ora questa funzione è stata sostituita - non proprio casualmente - dall'invito a promuovere a pagamento la propria pagina.
La modalità più semplice che abbiamo trovato per visualizzare i nomi delle persone che hanno apprezzato la pagina è questa:
  1. diventate fan voi stessi della vostra pagina (o chiedete a un amico di farlo) 
  2. Se non ricevete la notifica del nuovo "mi piace", cliccate su "Notifiche" nel pannello di amministrazione della vostra pagina:
  3. Dovreste vedere l'indicazione dell'ultima persona diventata fan; se cliccate su questa notifica si aprirà l'elenco di tutte le persone che hanno messo "mi piace" alla vostra pagina.



Se avete trovato altri modi per vedere i fan delle pagine Facebook fatecelo sapere nei commenti!

martedì 21 aprile 2015

Google premia i siti "mobile friendly": il tuo sito è pronto per il Mobilegeddon?

Avete sentito parlare di "Mobilegeddon"? Un termine apocalittico a indicare un cambiamento epocale su Google: il motore di ricerca di Mountain View ha annunciato qualche mese fa che a partire da oggi 21 aprile avrebbe "premiato" nei risultati delle ricerche i siti ottimizzati per gli smartphone.
Intendiamoci, non è certo la prima volta che Google applica modifiche importanti ai suoi algoritmi: lo aveva già fatto nel 2010 con l'upgrade Caffeine e poi con gli aggiornamenti "freshness update", nel 2011 con Panda e poi nel 2012 con Penguin, l'algoritmo che ha punito i siti posizionati con tecniche SEO non proprio "pulite". Il fatto è epocale perché Google ha comunicato in anticipo questo cambiamento, indicando una data precisa, mentre solitamente si è venuti a conoscenza degli aggiornamenti solo a cose fatte. La decisione del motore di ricerca è motivata dal fatto che oltre il 50% delle ricerche viene effettuato ormai da un dispositivo mobile.

I webmaster di siti collegati agli Strumenti per Webmaster sono stati avvisati direttamente via e-mail, nelle scorse settimane, se i siti amministrati hanno problemi di visibilità sugli smartphone, con l'invito a fare un test di compatibilità e a porre rimedio.

Avere un sito responsive, cioè che si adatta automaticamente alla risoluzione del dispositivo dell'utente (in italiano si potrebbe tradurre con "sito reattivo") serve prima di tutto a facilitare gli utenti nella ricerca delle informazioni e completamento di operazioni online, ad esempio acquisti su e-commerce, iscrizioni a maling list ecc.: sono sempre di più le persone che accedono alla rete dal loro smartphone e vogliono siti veloci nel caricamento, leggibili e che non stanchino la vista.

Avrete notato, facendo delle ricerche su Google dal vostro cellulare, che già da un po' di tempo compare, nei risultati delle ricerche, l'indicazione "Mobile-friendly" accanto ai siti compatibili che dovrebbero essere più comodi da consultare.

Noi di Sostanza già da qualche anno realizziamo siti con il framework Bootstrap, un insieme di strumenti di programmazione (creato dagli sviluppatori di Twitter) che permettono di costruire siti responsive, con effetti dinamici, web font e stili ad hoc e allo stesso tempo, se agganciato a un CMS come V-edit, garantisce l'aggiornamento semplice ed immediato dei contenuti del sito.

L'alternativa al rifacimento completo del layout del sito è creare un mini-sito mobile parallelo a quello desktop, semplificato in modo che fornisca solo le informazioni e le azioni che realmente cercano gli utenti in mobilità. Questa è la strada che abbiamo seguito per il nostro sito LiveHelp.it.


Il tuo sito è pronto per il mobile update? O contiene, ad esempio, una intro in flash che sugli smartphone non è visibile? Ti stai chiedendo se nel tuo mercato sia veramente vantaggioso avere un sito responsive?

E' il momento giusto per un restyling del tuo sito: contattaci in chat ora!



venerdì 12 dicembre 2014

Novità pagine Facebook: le call to action

E' di ieri la comunicazione ufficiale di Facebook sull'introduzione, per ora in fase di test negli USA, di nuovi pulsanti "call-to-action" sulle pagine business.

Cos'è una call-to-action?

E' l'invito all'azione, ovvero quello che vogliamo che faccia il nostro potenziale cliente: l'acquisto di un prodotto o servizio online, l'iscrizione a una newsletter, la richiesta di un preventivo ecc. E' importante avere in mente l'azione più significativa per la nostra attività, in qualsiasi operazione di marketing.

Il nuovo pulsante sulle pagine Facebook

I gestori delle pagine potranno scegliere di far comparire sull'immagine di copertina, a fianco del pulsante "mi piace", un richiamo all'azione per l'utente tra 7 disponibili:

  • Book Now (Prenota ora)
  • Contact Us (Contattaci)
  • Use App (Usa app)
  • Play Game (Gioca)
  • Shop Now (Acquista ora)
  • Sign Up (Registrati)
  • Watch Video (Guarda video)
La pagina di destinazione del pulsante può essere una "app" all'interno del social network oppure una pagina web fuori da Facebook: l'ideale sarebbe, come per ogni campagna, creare una pagina dedicata che assicuri velocemente, ad esempio, la compilazione di un form o l'acquisto immediato di un prodotto o servizio.

Il pulsante avrà un ruolo importante per aumentare le conversioni delle pagine Facebook: il negozio online "Dollar Shave Club" ha avuto la possibilità di testarlo per 3 settimane sulla sua fan page e ha fatto sapere che l'acquisizione di lead  (dati di potenziali clienti interessati) è aumentata di 2,5 volte.



Una volta scelto il pulsante più adatto al proprio obiettivo, sarà importante adattare l'immagine di copertina in modo che la call to action sia sempre in evidenza, tenendo conto però che sullo smartphone il pulsante non sarà visibile
La funzionalità sarà disponibile negli Stati Uniti nelle prossime due settimane e presumibilmente a partire dall'anno prossimo nel resto del mondo.

Quale pulsante scegliereste per la vostra pagina?

giovedì 20 novembre 2014

LiveHelp al Forum Retail 2014

Sostanza sarà presente in qualità di sponsor al Forum Retail in programma il 25 e 26 novembre all'Atahotel Fiera di Milano, per presentare LiveHelp come soluzione ideale per potenziare l'assistenza online, in particolare sui siti di e-commerce.



Il Forum, giunto alla 14ma edizione, è una mostra-convegno dedicata a sistemi, soluzioni e tecnologie per il Punto di Vendita e la Grande Distribuzione Organizzata. Abbiamo voluto cogliere l'occasione per mostrare il nostro servizio di live chat, non solo con uno stand ma anche con un impredibile intervento dal titolo "LiveHelp®: rendere straordinaria e misurabile l'assistenza in chat",  il 26 novembre alle 11.20.

LiveHelp® è la chat che permette all'operatore del customer care di fornire risposte in tempo reale alle domande dei clienti o potenziali clienti direttamente sul sito web, riducendo l'abbandono del carrello e rendendo più efficiente il servizio di assistenza.

L'interazione immediata offre un'esperienza di acquisto di alta qualità: il cliente si ricorderà dell’esperienza positiva e in questo modo si attuerà un proficuo processo di fidelizzazione.

Il forum sarà anche l'occasione per presentare due importanti novità a cui abbiamo lavorato negli ultimi mesi: le nuove interfacce del client utente e del backoffice di amministrazione, con grafica rinnovata e responsive.

Vi aspettiamo il 25 e 26 novembre al Forum Retail allo stand I!


lunedì 18 agosto 2014

L'HTTPS è un fattore SEO?

Mentre molti di noi italiani sono in ferie, Google lancia novità che faranno discutere la comunità SEO e dei webmaster per molto tempo.
La novità stavolta riguarda il protocollo HTTPS come fattore di posizionamento: un annuncio dato da due “Webmaster Trends Analyst” del team Google sul blog di Google dedicato ai webmaster.
Questo l'estratto chiave del post:
[...] over the past few months we’ve been running tests taking into account whether sites use secure, encrypted connections as a signal in our search ranking algorithms. We've seen positive results, so we're starting to use HTTPS as a ranking signal. For now it's only a very lightweight signal — affecting fewer than 1% of global queries, and carrying less weight than other signals such as high-quality content — while we give webmasters time to switch to HTTPS. But over time, we may decide to strengthen it, because we’d like to encourage all website owners to switch from HTTP to HTTPS to keep everyone safe on the web.

Cosa significa?

Google dice di aver fatto dei test considerando all'interno del suo algoritmo i siti che utilizzano connessioni sicure e crittografate, e di stare iniziando a usare l'HTTPS come un fattore di posizionamento. Al momento si tratta di un fattore meno importante di altri (come, non ci si stanca mai di ripeterlo, i contenuti che devono essere di qualità), ma l'annuncio serve a "incoraggiare" i proprietari di siti web a passare al protocollo HTTPS per garantire una navigazione più sicura agli utenti.

Cos'è il protocollo HTTPS?

HTTPS è l'acronimo di HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer: cioè un protocollo che aggiunge un livello di sicurezza al protocollo HTTP (il classico sistema per la trasmissione d'informazioni sul web) attraverso un meccanismo di crittografia, basato sullo scambio di certificati tra il browser dell'utente e il server su cui un sito risiede.
Il fine principale del protocollo HTTPS è la sicurezza: grazie al certificato garantito da un'autorità terza possiamo sapere che i dati trasmessi al sito sono crittografati, solo il proprietario del server è in grado di decodificarli e non potranno essere intercettati e/o manomessi per scopi illeciti. Infatti fino ad ora questo tipo di protocollo è stato usato all'interno di siti e-commerce nelle pagine di pagamento, oppure nelle pagine di aree riservate (pensiamo all'home banking). Ma non solo: lo vediamo su Google e sui principali social network.


Per impostare un web server in modo che accetti connessioni di tipo HTTPS, l'amministratore di rete deve creare un certificato digitale, ovvero un documento elettronico che associ l'identità di una persona ad una chiave pubblica. I certificati possono essere creati da chiunque, ma solo quelli rilasciati da alcune autorità terze - dette Certifications Authorities - sono considerati affidabili dai browser. La durata di un certificato è di solito annuale.
Un sito sul cui server è installato un protocollo HTTPS è identificabile facilmente: l'indirizzo inizia con https:// anziché http:// e nel browser compare a sinistra della barra dell'indirizzo il simbolo di un lucchetto che, cliccato, indica quale autorità ha rilasciato il certificato e il livello di sicurezza (in Internet Explorer si trova sulla destra della barra dell'indirizzo).
Il lucchetto può dare altre informazioni, ad esempio se il certificato non è stato rilasciato da un'autorità affidabile oppure se è scaduto.


Quindi devo mettere il "lucchetto" al mio sito per farlo posizionare meglio?

E' difficile immaginare che un sito a carattere prevalentemente informativo o istituzionale (o un blog) abbia bisogno di proteggere i dati che gli utenti inviano attraverso i form di contatto o di garantire attraverso un certificato l'autenticità dei propri contenuti: la mossa di Google appare quantomeno anomala, considerando che spinge ad acquisire un certificato che tutti possono ottenere, non distinguendo di fatto i siti di qualità superiore da quelli di qualità inferiore.
Inoltre non si capisce per quale motivo Google, di fatto un'azienda che fa i suoi interessi, "detti le regole" in questo modo, quando esiste un organismo sovranazionale ed esterno, il Consorzio W3C, creato appositamente per definire gli standard a livello internazionale per quanto riguarda la comunicazione web.
Senza voler arrivare a pensare a un tornaconto economico da parte di Google, il nostro consiglio è di applicare il protocollo HTTPS solo nei casi in cui sia necessario per garantire la sicurezza dei dati degli utenti (soprattutto nel caso di un e-commerce, per trasmettere fiducia nei potenziali clienti), anche perché la procedura richiede interventi di ottimizzazione abbastanza delicati (semplificando molto, per Google i due siti con http e con https risultano due siti distinti, e bisogna adottare degli accorgimenti per evitare che li consideri dei duplicati e di conseguenza li penalizzi).
Per migliorare il posizionamento del proprio sito nei risultati di ricerca, è sicuramente più efficace concentrarsi su un'architettura del sito logica, sulla produzione di contenuti completi, originali e approfonditi e sulla costruzione del brand attraverso i social network. Siamo a disposizione di chiunque voglia ulteriori chiarimenti in merito.

giovedì 24 luglio 2014

Google Adwords: come funziona, pro e contro

Negli ultimi tempi ci è capitato di ricevere diverse richieste da clienti che vogliono provare a fare pubblicità su internet tramite gli annunci a pagamento.
Questa attività tuttavia, se improvvisata, rischia di concludersi in uno spreco di denaro senza dare un effettivo ritorno dell’investimento fatto.




Come funziona la pubblicità pay-per-click su Google


Google è un’azienda e deve mantenersi. La fonte primaria su cui si fonda Google è la pubblicità, cioè gli spazi pubblicitari che mette a disposizione delle aziende a fronte di un pagamento. Pensiamo a Google come a un giornale: la casa editrice che lo realizza non potrebbe mantenersi con i soli proventi derivanti dalla vendita dei singoli giornali, ma la fetta più grossa dei ricavi deriva dagli spazi concessi alle aziende che pagano -  talvolta profumatamente -  per pubblicare i loro annunci per un determinato numero di uscite.

Nel caso della pubblicità online offerta da Google, il meccanismo del pagamento si chiama pay-per-click (abbreviato PPC).
Semplificando molto, “pay per click” significa che il budget giornaliero stabilito viene eroso man mano che gli utenti fanno click sugli annunci che stiamo pubblicando.
Gli annunci possono essere mostrati in diversi spazi sul web:
- possiamo far comparire gli annunci testuali sopra e a fianco dei risultati di ricerca (la cosiddetta “rete di ricerca”), in base a un set di parole chiave associate
- possiamo pubblicare gli annunci testuali e/o grafici all’interno di siti e blog selezionati (si chiama “rete display” e comprende anche le app per smartphone), che mettono a disposizione degli spazi per la pubblicità, in relazione all’argomento trattato.

Il costo che verrà assegnato ai singoli click (cost-per-click) non è  fisso ma dipenderà di volta in volta da diversi fattori:
- Il costo massimo per click che siamo disposti a pagare, cioè il nostro budget.
- La concorrenza: il budget delle altre aziende che stanno investendo sulle stesse parole chiave. Per parole chiave “inflazionate”, il costo per click può arrivare a superare i 5€.
Punteggio di qualità degli annunci, cioè quanto il contenuto degli annunci è coerente con la pagina di destinazione dell’annuncio e con le parole chiave associate (viene assegnato da Google).
Sempre in virtù del punteggio di qualità, sarà determinato il posizionamento del nostro annuncio rispetto agli altri.

Tutto qui?


No, non basta scrivere degli annunci accattivanti – rispettando naturalmente i limiti di caratteri e i requisiti formali imposti da Google stesso - e avere un budget adeguato alle keywords che ci interessano per aumentare le vendite o ricevere richieste di informazioni (non dimentichiamo mai qual è il nostro obiettivo più importante: vendere!).
E’ probabile che il traffico al sito subisca un’impennata in corrispondenza di una campagna, ma se mandiamo gli annunci sulla home page del nostro sito, compiamo un gravissimo errore: se l’utente ha cliccato su un annuncio  dal titolo “orologi da parete”, perché sta cercando un orologio da parete, si aspetta di arrivare su una pagina dedicata agli orologi da parete, non sulla home page del nostro negozio di oggetti di design. Il clic è solo il primo passo: la pagina di atterraggio (in inglese landing page) deve essere non solo coerente con l’annuncio, ma anche veloce nel caricamento ed efficace nello spingere l’utente all’azione, che sia la compilazione di un form per una richiesta di preventivo o l’aggiunta del prodotto al carrello.

Quali sono i vantaggi delle campagne Adwords?


Ne abbiamo individuati 4:
1) Visibilità: Il marchio sponsorizzato ottiene una visibilità in poco tempo, gli utenti si abitueranno a vederlo e penseranno anche che sia “famoso” (aumenta cioè la “brand awareness”, la consapevolezza del marchio).
2) Risposta a un bisogno immediato, ovvero “I want it all / and I want it now”: ricordate i Queen?  L’utente sta facendo una ricerca perché ha un bisogno da soddisfare “qui e ora”. Se si tratta in particolare di una ricerca transazionale, cioè se lo scopo dell’utente è l’acquisto di un prodotto,possiamo essere visibili nel momento cruciale.
3) Controllo del budget: se impostiamo un certo budget giornaliero, questo mediamente verrà rispettato da Google e sapremo sempre quanto stiamo spendendo.
4) Riscontro immediato: se la campagna è stata impostata correttamente, dovremmo constatare in poco tempo un aumento di telefonate, email ricevute o acquisti sul nostro e-commerce; potremo subito valutarne così l’efficacia.

Il rovescio della medaglia: gli svantaggi di una campagna Adwords


Come tutti gli strumenti, la pubblicità pay-per-click ha anche degli svantaggi.
1) CTR basso: il click-through-rate, ovvero la % di click rispetto alle visualizzazioni dell’annuncio (impression), è molto basso (a volte intorno all’1%). Provate a fare un’indagine sui vostri conoscenti: molte persone vi diranno che per principio non cliccano sugli annunci. Autorevoli ricerche hanno stimato che solo il 12% degli utenti clicca sugli annunci a pagamento. L’88% preferisce cliccare sui risultati organici, cioè ottenuti dal posizionamento stabilito dall’algoritmo del motore di ricerca.
2) Budget elevato: La spesa per le parole chiave, soprattutto se concorrenziali, può essere considerevole. E’ facile immaginare che se una parola chiave “costa” 5€ a click, se il nostro budget giornaliero è di 10€, possiamo pensare di avere al massimo due click al giorno.
3) Risultati limitati nel tempo: i benefici di una campagna – sempre se ben impostata – svaniscono nel momento in cui la disattiviamo, se non è inserita in una strategia di web marketing completa.
4) Va seguita giornalmente: perché il budget deve essere modificato in base alle azioni dei concorrenti, perché le ricerche possono risentire della stagionalità (pensiamo all’esempio dei pacchetti vacanza). In questo può aiutarci Google Trends, che mostra l’andamento delle ricerche nel corso dell’anno in tutto il mondo. Inoltre è consigliabile testare diverse soluzioni di annunci e landing page per determinare quale sia la più efficace.

Quindi, Adwords sì o Adwords no?


Sarebbe sbagliato escludere completamente le campagne Google dalla propria strategia di web marketing. In caso di offerte particolari, stagionalità del prodotto e per sondare il terreno in fase di start-up, può essere uno strumento valido e utile.
Tuttavia è facile intuire che una campagna pubblicitaria su Google (ma lo stesso vale per gli annunci su Facebook, Linkedin o gli altri social network e per gli altri circuiti editoriali) non è un’azione che si può improvvisare grazie a un coupon da 75€ ricevuto in regalo, ma richiede l’assistenza e la consulenza di esperti per:
• lo studio delle parole chiavi più efficaci. A monte di una campagna va fatta un’analisi per capire se un certo servizio o prodotto è cercato dagli utenti, se la competizione nel settore è troppo elevata per il budget a disposizione e regolarsi di conseguenza.
• l’impostazione degli annunci in modo che rispettino le linee guida stabilite da Google e che invoglino i potenziali clienti a cliccare.
• l'impostazione della landing page, perché spinga le persone a lasciare i loro dati o a compiere l'azione che ci interessa.
• l’individuazione dei siti più coerenti su cui fare campagne display.
• l'impostazione del corretto monitoraggio, per capire se le richieste sono arrivate effettivamente dalla campagna e valutare al meglio l'efficacia.

Per consolidare la propria presenza nel tempo, la pubblicità online va poi affiancata ad altre attività di posizionamento naturale sui motori di ricerca, social media e marketing tradizionale che hanno dei costi e possono portare risultati dopo mesi.
Diffidate da chi promette risultati immediati e garantiti, perché la ricetta giusta non esiste: non si può stabilire a priori se una campagna funzionerà perché ogni caso fa storia a sé e chi improvvisa, rischia solo di far arricchire Google.